Approcciarsi alla comunicazione Inclusiva

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Approcciarsi alla comunicazione Inclusiva

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Indice

Vista ravvicinata della pagina bianca di un quaderno
Foto di Diana Polekhina da Unsplash.

Tutto è comunicazione: gesti, parole, testi, suoni, immagini, e ogni altro modo di veicolare un significato attraverso un codice condiviso, in maniera volontaria o involontaria. Una comunicazione inclusiva è pensata per non escludere alcune delle persone a cui un messaggio può essere indirizzato. Cosa intendiamo invece per inclusività? E come ci si approccia alla comunicazione inclusiva?

Pensi mai a chi ti leggerà o ascolterà?

Quando ci rivolgiamo a una platea più o meno indistinta di persone è naturale immaginarci di che tipo di persone si tratta. La nostra cultura è organizzata secondo alcuni parametri di “normalità”: essere bianchə, magrə, non disabili, avere un reddito medio, e spesso anche essere uomini. Oltre che eterosessuali, cisgender e monogami.

Queste caratteristiche “standard” – che naturalmente variano a seconda del contenuto del messaggio – si sono sedimentate nell’immaginario collettivo tanto da essere considerate come tratti universali dell’esperienza umana. Per questo, spesso, anche quando immaginiamo una comunicazione rivolta indistintamente a chiunque, in realtà il nostro linguaggio (verbale o non verbale) esclude le persone che non rientrano in quei canoni. Le quali talvolta, tanto sono abituate al copione, iniziano a dare per scontato che non saranno mai “coinvolte nella conversazione”. 

Un messaggio è inclusivo quando il suo contenuto non attribuisce delle caratteristiche a priori alle persone a cui, idealmente, è indirizzato.

Tale messaggio, quindi, non trasmette un’idea di “normalità”, rispetto alle persone a cui si rivolge, influenzata da abitudini culturali.

Alcune domande da porti per comunicare in modo inclusivo

Ci vuole un po’ di pratica per liberarsi di certi automatismo, ma ci si può orientare ponendosi alcune domande utili ad approcciarsi alla comunicazione inclusiva:

Che cosa sto dando per scontato che le persone che ricevono il mio messaggio siano o facciano?

Ad esempio: se al plurale mi rivolgo solamente al maschile, è perché nel mio pubblico ci sono solo uomini? Se suddivido i miei prodotti in sezione “per lui” e “per lei”, è perché conosco il mio pubblico al punto da sapere che gli uomini e le donne che lo compongono hanno gusti ben distinti? 

Che cosa sto facendo passare per “normale” con la mia comunicazione?

Ad esempio: se per attrarre ospiti nel mio ristorante a San Valentino creo una comunicazione che contempla solo la presenza di coppie eterosessuali, non sto forse facendo passare il messaggio che le persone di altri orientamenti sessuali non abbiano nulla da festeggiare?

Ci sono persone che potrebbero non sentirsi prese in considerazione?

Ad esempio: se per pubblicizzare una linea di vestiti faccio posare solamente persone con un corpo magro, è davvero perché voglio che i miei vestiti li comprino solo persone con un corpo magro?

Comunicare in modo inclusivo, insomma, significa non dare per scontato che le persone a cui ci rivolgiamo siano ciò che pensiamo che siano. Compreso che riescano materialmente a fruire del nostro messaggio nella maniera in cui ci aspettiamo che venga recepito: per questo l’accessibilità è prerequisito fondamentale per costruire una comunicazione inclusiva.

Non tutte le persone leggono con gli occhi, scrivono appoggiando le dita sulla tastiera, o riescono a mantenere la concentrazione su un testo troppo lungo.

Che cos’è l’accessibilità digitale?

Si tratta di un insieme di buone pratiche da tenere in considerazione quando si realizza un prodotto digitale di qualsiasi tipo, al fine di renderlo accessibile. Perché un contenuto sia accessibile, bisogna prevedere la possibilità che venga fruito in modi diversi e da utenti differenti. Bisogna fare in modo che il contenuto sia facilmente navigabile, ma anche facilmente comprensibile.

Quindi, ad esempio, a meno che non decidiate arbitrariamente che una persona cieca non debba fruire del vostro prodotto digitale, per chissà quale motivo, dovete fare in modo che sia facilmente leggibile da uno screen reader, o che abbia un contenuto audio. Allo stesso modo, se volete agevolare la lettura a chi ha più difficoltà, per diversi motivi, dovete utilizzare il font, la dimensione e i colori giusti per il vostro testo – e in realtà, nel caso dei testi, il beneficio si estende a chiunque li legga. 

L’accessibilità digitale non riguarda soltanto chi realizza siti web e applicazioni di professione, ma dovrebbe coinvolgere chiunque produca contenuti per il web.

Se per molte persone l’accessibilità digitale è una necessità (e un diritto), per tutte le altre non solo è una responsabilità, ma è anche un’opportunità per far arrivare il proprio messaggio più lontano e a più persone.

Sui nostri social trovi numerosi contenuti che ti possono aiutare a rendere i tuoi prodotti digitali più inclusivi e più accessibili.

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